Vorremmo informare tutti i nostri clienti, partner e collaboratori che stiamo avviando un' iniziativa legale a nome di alcuni clienti contro la Repubblica Ceca in merito all'approvazione delle modifiche alla legge n. 185/2006 Coll., sugli incentivi per utilizzo di fonti di energia rinnovabili (legge di incentivi di utilizzo di fonti di energia rinnovabili).
Per poter rappresentare al meglio i suoi clienti, il nostro studio ha formato un'alleanza strategica con Ondřej Sekanina, specialista di livello europeo nel settore e docente di tutela internazionale degli investimenti presso l'Università Carlo a Praga. L'avv. Sekanina ha fatto parte di team che si sono occupati, fra l'altro, dei casi Saluka Investments v. Czech Republic, Phoenix Action v. Czech Republic, Sergei Paushok et al. v. Mongolia. Attualmente il suo studio rappresenta Peter Franz Vöckinglaus nell'arbitrato contro la Repubblica Ceca e fornisce consulenze in tema di tutela dell'investimento in base ai rispettivi trattati bilaterali (BITs). Oltre all'attività professionale e accademica, l'avv. Sekanina è altresì arbitro presso la Corte Arbitrale istituita presso la Camera dell'Agricoltura e dell'Economia della Repubblica Ceca.
Nel corso dell'anno precedente Ondřej Sekanina ha pubblicato diversi articoli circa le possibilità di tutela degli investitori nell'energia fotovoltaica contro i provvedimenti adottati dalla Repubblica Ceca. Vorremo presentarvi il suo articolo pubblicato il 15 dicembre 2010 nel quotidiano "Hospodářské noviny" con il titolo: "Chi vince l'arbitrato fotovoltaico?". Qui di seguito troverete una traduzione di alcuni passaggi che contengono la nostra opinione sulla problematica assai dibattuta nei mass-media.
La nuova imposta sulle vendite di elettricità generata da impianti di energia solare è già realtà. L'imposta è stata introdotta con modifica alla legge n. 180/2005 Coll., già approvata da ambo le Camere, e dovrebbe entrare in vigore nel mese di gennaio 2011. Si applicherà agli impianti messi in funzionamento a partire dal 1 gennaio 2009 fino al 31 dicembre 2010. Le aliquote sono pari rispettivamente al 26% e 28% (in base alla forma dell'incentivo ricevuto dallo Stato) e la ritenuta sarà applicata ai redditi (non agli utili) generati dagli impianti. L'impatto sugli operatori del settore sarà notevole.
Le società straniere possono azionare la tutela offerta dal Trattato sulla Carta dell'Energia e, in base alla compagine societaria, eventualmente anche dai trattato bilaterale sulla tutela degli investimenti applicabili al caso di specie.
Abbiamo esaminato con attenzione il lodo emesso nel caso AES v. Hungary, molto simile alla situazione che si è verificata a seguito dell'introduzione della legge ceca in esame. A seguito delle proteste pubbliche contro aumenti definiti "esorbitanti" del prezzo dell'energia elettrica, l'Ungheria interveniva imponendo un calmiere. La corte arbitrale rigettava l'azione di risarcimento dei danni allora proposta dalla società energetica AES. Siamo dell'avviso che la decisione non modificherà l'esito dei giudizi arbitrali avviati contro la Repubblica Ceca. A differenza della situazione nella Repubblica Ceca, nell'epoca in cui l'AES effettuò l'investimento i prezzi erano già calmierati in maniera analoga a quella che poi diede origine all'azione arbitrale. Solo a seguito dell'investimento fu posto in essere un quadro legislativo più favorevole. Poiché le "legittime aspettative" (uno dei concetti chiave del diritto internazionale degli investimenti) si costituiscono al momento in cui l'investimento è effettuato, AES si è vista negare la tutela contro il venir meno di un dato normativo che in quel momento non esisteva. In altri termini, le "legittime aspettative" dell'AES non possono essere tutelate contro la modifica di condizioni di legge divenute successivamente più favorevoli all'investimento, a meno che non provochino il verificarsi di una situazione più sfavorevole rispetto a quella iniziale. Ciò è significativamente diverso da quanto avvenuto nella Repubblica Ceca, ove gli investitori hanno riposto affidamento negli incentivi creati dalla legge n. 180/2005, ora praticamente cancellati dalla nuova imposta.
Le corti arbitrali chiamate a giudicare l'imposta introdotta valuteranno la proporzionalità fra l'impatto sui singoli investitori e i legittimi obiettivi legislativi perseguiti dallo Stato ceco. La Repubblica Ceca potrà così sostenere, ad esempio, che i sussidi prestati per la generazione di impianti erano fra i più alti nell'Unione Europea e perciò insostenibili a lungo termine; che il protrarsi di prezzi alti dell'energia elettrica comporterebbero conseguenze macroeconomiche negative per il Paese; che la capacità della rete di trasmissione dell'elettricità e le riserve di gas non erano sufficienti a compensare le fluttuazioni dell'energia proveniente dagli impianti fotovoltaici a causa delle condizioni atmosferiche, e così via. Se saremo però in grado di dimostrare la gravità delle conseguenze per le imprese che hanno effettuato l'investimento, riteniamo che tali argomentazioni non troveranno accoglimento e non varranno ad impedire che il tribunale arbitrale adotti i provvedimenti del caso contro la Repubblica Ceca.
Il nostro studio legale propone perciò agli investitori stranieri interessati di unirsi ad una class action arbitrale internazionale. L'iniziativa permetterà di partecipare ad un costo notevolmente inferiore a quello normalmente sostenuto per le procedure di arbitrato internazionale. Numerosi gestori di impianti hanno già aderito.
Qualora la Sua Società fosse interessata ad unirsi all'azione collettiva, La preghiamo di mettersi in contatto con:
Avv. Michaela Jorgensen
jorgensen@smedjorgensen.com
(ceco, inglese, italiano)
Avv. Massimiliano Pastore
pastore@smedjorgensen.com
(inglese, italiano)
Per ulteriori informazioni su Ondřej Sekanina visitate il sito web: www.sekaninalegal.eu.